La Parusia
1 Pietro 4, 1-11
Con la parola « Parusia » i cristiani fin dal I secolo hanno indicato il ritorno del Signore, la sua apparizione gloriosa e definitiva per non allontanar si più. Eppure il cristianesimo è tutto in questa attesa, perché è tutto in questo desiderio, ossia nel desiderio del Signore. Oggi fra la massa dei cristiani pochi sono quelli che capiscono questo nome Parusia, più pochi quelli che l'attendono. Con la Parusia finirà ogni peccato, ogni oppressione, ogni ingiustizia, ogni persecuzione, ogni sofferenza ed ogni pianto. E come da (Ap. 21, 4) Allora il Signore «asciugherà ogni lagrima dagli occhi dei suoi eletti e non vi sarà piú morte, né lutto, né grido, né pena esisterà più, perché il primo mondo è sparito». Allora lo sposo, Cristo, si unirà al la Sposa , la Ch iesa. Per questo la Chiesa attende con ansia il ritorno di Cristo; e non sareb be una sposa f edele se non l'attendesse. Bisogna che questa attesa ogni cristiano la faccia sua. Tale attesa è il pa rametro del suo amore e della sua fedeltà a Cristo. Quanto piú il cristiano ama Cristo, tanto piú vive distaccato da questo mondo e tanto piú attende Cristo. Attendere significa desiderare, aspettare, vigilare. Chi nella terra trova il suo paradiso, non desidera Cristo. Chi vive e lavora per formarsi un paradiso terrestre non aspetta Cristo, quel Cristo che invece per noi cristiani è il principio di tutto, cioè di ogni gioia, di un giorno felice che non conoscerà mai fine . Il vero cristiano vive di attesa, cioè vive solo per attuare il regno di Dio, in sé e nel mondo, per cosí affrettare il ritorno di Cristo . Cristo introduce nella gioia eterna del paradiso quelli , che l'attendono vigilanti, che l'attendono con la lampada accesa cioè col cuore innamorato di lui. La cristianità primitiva viveva in un ardente desiderio di questo avvenimento. Nella liturgia eucaristica si acclamava il Cristo : Maranatha ! Vieni, Signore Gesù! S.Paolo condivideva questa preghiera e questo desiderio. Una presentazione mal compresa di questa speranza provocò nella vecchia Tessalonica la conv inzione di un ritorno prossimo del Salvatore, al punto che alcuni fedeli in quel tempo incrociavano le braccia e vivevano nell'ozio. L'attesa di Cristo era diventata per loro un'attesa passiva. Ma dobbiamo rivestirci della corazza della fede della speranza e carità . Perché nessuno sa n'è il giorno n'è l'ora : ragion per cui dobbiamo essere sempre pronti. A tal proposito S.Paolo (che come S.Pietro usa il termine Parusia) sottolinea due punti che a lui sembrano importanti. Il primo è che la morte introduce nella società di Cristo coloro la cui vita è stata conforme al Vangelo. Il secondo è che l'ultima generazione la quale sarà testimone della parusia avrà il privilegio di non passare attraverso la morte; i corpi saranno trasformati non nell'aspetto esteriore ma trasfigurati nello Spirito Santo a immagine del Cristo Glorioso. In breve, il definitivo deve ancora venire. La prova ne è che il male e sempre misteriosamente presente ed attivo nel mondo. Ne deriva l'urgenza dell'annuncio della Parola e della conversione. Come abbiamo detto, l'attesa è segno di fedelt à ed è misura dell'amore piú si ama una persona lontana, piú la si attende. Per questo Gesù ci invita a stare ad osservare i segni che lui ha dato e che precederanno il suo ritorno, infatti (LC. 21, 28) leggiamo: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, egli dice, guardate in alto e sollevate il vostro capo perché la vostra liberazione è vicina» E aggiunge: «State attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso» (LC. 21,34 ). Mentre da ( 2 Pt . 3, 14) leggiamo: «per ques to, miei cari, mentre vivete nell'attesa di tutte queste cose, procurate di essere trovati da Dio senza macchia, senza colpa e nella pace ». Grande sarà la ricompensa di quei c rist iani che si faranno trovare in servizio, cioè al lavoro per il regno di Gesù . Di essi Gesú dice: «Qual'è dunque il servo fedele e prudente che il suo padrone ha costituito sopra la gente di casa sua, per dare loro il cibo a suo tempo? Beato quel servo che il padrone, al suo ritorno troverà così occupato. In verità vi dico, che lo costituirà sopra tutti i suoi beni» (Mt. 24, 45 - 47). Ma noi cristiani con quale spirito e con quale animo dobbiamo attendere e affrettare il ritorno di Gesù: 1) Con la preghiera. Gesú ripetutamente ce lo raccomanda: «Vigilate e pregate». La preghiera deve occupar e un posto significante, fondamentale nella vita di tutti i giorni . 2) Col sacrificio. Ciò si esplica nel modo in cui partecipiamo alla passione di Cristo , sia con le mortificazioni, che con le sofferenze 3) Con l'apostolato. A proposito di ciò da (2 Tm. 4, 1-5) leggiamo: tu sii cauto in tutto, sopporta i mali, fa opera di evangelizzatore c ompi bene il tuo ministero» . E anche la Madonna a Medjugorie ha detto: «La luce che avete , datela agli altri ». Infine S. Pietro ci raccomanda siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi chieda conto delle vostre speranze. ( 1 Pt 3,15)